Forse c'è davvero troppa polvere sul mio pianoforte.
Un tempo suonavo solo accordi, solo note basse, mi divertivano.
Ora non suono più. Chissà perchè.
Credo di aver cominciato ad abbandonare la musica quando ho iniziato anche a capirla. Strane coincidenze.
Come le crisi mistiche religiose. Mi accorgo che il solito agnosticismo non regge, almeno per come sono fatta io, non mi soddisfa. E i soliti luoghi comuni della gente che non sa, mi rendono perplessa.
Ho bisogno di sapere cosa c'è scritto in quel libro. Non mi accontento più di ciò che ti dicono. Io devo sapere. Devo finire di leggerlo.
Devo farlo io.
Alcune volte vorrei essere il nulla, vorrei spegnere la luce, vorrei navigare per altri oceani ed affondare sempre più giù, vorrei essere isterica e ridere ridere ridere, vorrei cadere sul letto e scivolare fino al pavimento, vorrei...
E' solo un momento.
Sento ancora il suo profumo tra le mie stanze.
Trasfigurazione materiale del contesto.
Tutto è bello, tutto è migliore, tutto è speciale.
Tu.
Dacci oggi le nostre dodici ore accademiche quotidiane...
Sono una sostanza incosistente, siedo con la testa verso il soffitto, ripenso a cose, fatti e persone lontane... ricordi mischiati a visioni... non so distinguere... alzo le mani, sbircio attraverso le dita... sono io? Effluvi di pensiero. L'arte sublime di un giusto regnare.
E' difficile seguire ciò che penso. E' difficile che voi riusciate a fuggire oltre la mia ombra. Sono una ragazzina dai sogni viscidi che prima inglobava il mondo con un abbraccio.
Sentire dei pivellini del corso di Filosofia che parlano tra loro di Felona e Sorona come di una scoperta stratosferica e del Banco come di un gruppo di santoni, ti dà delle soddisfazioni enormi e scatena un risolino inconscio. La scoperta del pollice opponibile.
"E no sai, io sono sei anni che ascolto prog... puà puà puà... mio padre... din din din... i Jethro Tull... yo yo yo... i Camel... yeah yeah yeah".
(Virtuale mano sulla spalla con fare materno)
"Ragazzo... benvenuto. Sei anni? Non ti basterà una vita."
(Il ragazzo reclina il capo e medita. "Cazzo perchè non ho fatto la primina?")
Non c'è più, più... non ci posso ancora credere.
Gianluigi Di Franco se n'è andato ieri, portandosi via il suo male.
Poche persone sanno chi sia, ma io lo ricorderò per sempre. La sua voce, il suo flauto mi hanno fatto compagnia non poche volte.
Continuerà a vivere nella sua musica, e nei sogni di quelle persone che, come me, credono che il varco della perfezione musicale sia stato superato solo da pochi eletti. Sarà inevitabile ricordarlo inconsciamente mentre studierò. Perchè? Perchè mi ha insegnato una cosa in particolare che sui libri non ci sarà mai: vivere il passato con gli occhi del presente.
Addio.

Sapere di non essere.
Bell Bottom Blues.
Un sole che fatica ad entrare dalla finestra.
Rido.
You won't find a better loser.
Nell'angolino buio e nascosto, in un cinema di periferia dove si proietta la sequenza del mio essere, c'è lui... un pianista invisibile che suona l'assolo di "In my life". E' su quelle note che si condensa una vita.
Prendi una Epiphone Casino e conquista il mondo. Raccogli il mio domani sconosciuto, sogna nel pensiero della gente, assaggia la grandezza di una canzone del nord, sforzati di dormire in una cipolla di vetro. Impara a sognare, segui la felicità sulla scia del pianto.
Sii portatore della tua luce, non racchiudere nulla perchè nulla può essere contenuto dentro di te, neanche il vuoto.
E' il tempo di una ballata, rapire un silenzio per poi ucciderlo e riportarlo in vita. Il soffio di una brezza che passa da un buco non tappato.
"But I am of the universe, and you know what it's worth".
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Esperienza del professore A. di Pv: da impiccagione.
Questo luminare moderato, che ha scritto e tradotto numerosissime opere, un pezzo grosso per intenderci, non ha fatto altro che assopire il mio interesse, già scarso, per l'argomento trattato che non vi sto qui a spiegare (roba di storia greca per intenderci). Da notare che l'argomento era scelto proprio ad minchiam. (Scusate la formalità poco urbana). Rigida compostezza, si è limitato solo a leggere note con timbro vocale pacato, mezzo catarroso e veloce. Ha mostrato la sua gelosia (ammessa anche a voce) di abitare solo a Pv, e non nella Magna Grecia. Un professore con i complessi lombardi insomma, uno che la mattina vorrebbe svegliarsi in riva al mare, uno che non sopporta la nebbia, uno che vorrebbe mangiare focaccia tutti i giorni e razzolare per le tombe greche e non longobarde.
Qualcuno ha da offrire una casa al prof A.? Da Roma in giù, il resto non va bene.
Notevolissime intenzioni quelle di portare un regista, degli attori ed un produttore in facoltà per parlare della loro ultima fatica cinematografica. A meno che il tutto non diventi una mera propaganda ed il film non sia il solito polpettone portatore di un vessillo "generazionale" (termine tanto di moda; ormai siamo nel generazionale quando c'è la presenza di almeno un homo adulescens con vari cazzi per la testa, direi per semplificare).
Comunque, dopo la sbandieratissima notizia della presenza di Carlo Verdone e di Silvio Muccino, ci si guarda attorno e si ascolta che codesti attori sono malati. Certo... Io mi chiamo Archita e so suonare la marimba. Speranze ed idiozie giovanili che sognano attori mischiati alla plebe studentesca.
Esordisce il regista Veronesi, col suo fare di studente mancato, linguaggio dal registro di slang giovanile conformato in tarda età, "cazzate, coglioni... l'amore è l'amore è... il mio film...l'innamoramento è... il mio precedente film... il tradimento è amore e bla bla bla". Abbiamo trovato il nuovo Alberoni. I miei ossequi.
Un Sergio Rubini chiuso a riccio mi lancia uno sguardo stanco. Sta zitto, peccato. Avrebbe potuto spiegare molte cose. Ma riesce ad articolare solo poche risposte. Alle domande risponde l'attrice emergente, la tipa stramba de "La meglio gioventù". Molto acqua e sapone, carina. Disinibita su tutte le domande di tipo filosofico, senza capo nè coda, si ingarbuglia senza scampo quando le chiedono ridendo com'è baciare Muccino. Arrossisce, ehmm... ehmm... Non deve essere un granchè insomma.
Produttore che fa la parte dell'arringatore.
Buone le premesse, ma in sostanza roba molto casereccia in fatto di organizzazione e dibattito. Meglio attaccare manifestini e locandine la prossima volta, e non cercare di fare proselitismo.
Non andrò a vedere il film.
Zucchero & saturazione, vita vistosa, iconemi e guglie prospettiche. Forse una mente che scolpisce un'assurdità. Yeah yeah yeah... un viaggio straordinario, straordinariamente brutto, brutalmente reale.
Stasera ci rimango schiacciata. Dove sono la puzza ed il fumo?
Sto rincorrendo l'esasperata arcaicizzazione. Mi affido all'armonia, alla difficile comprensione.
"Are perdute nel tempo ricordano riti di gioia e dolore, pallidi volti, sorrisi di dolci creature vestali di fuoco, ambrosie pure che oramai son solo fumo".
Ascoltare la voce di Gianluigi Di Franco riesce a trasportarmi direttamente in ciò che devo apprendere, questo onirico libro che vorrebbe riassumere la realtà che fu. Do re mi fu. La realtà è in Melos. La realtà dell'eterna arcana armonia, della storia silente.
"Grani di corpi percossi dal tempo rincorrono ancora la vita. Satiri vanagloriosi si gonfiano viscidi fino a scoppiare. Rincorse vane che troveranno solo buio".

Guardare fuori da uno sporco finestrino ferroviario... cenci di paesaggio polverosi che scappano dal ricordo. E' come avere acqua e fuoco dentro, in un impasto atemporale. E intanto i binari corrono, sempre nella stessa direzione. Chiudere un attimo gli occhi, ripassare sulle linee geometriche delle sensazioni, sulle spigolosità dell'amarezza, sulle allucinazioni del giorno e sui fantasmi del tramonto. Insidie libresche che perseguitano la vita. Per un momento non sono, vago tra le aberrazioni sequenziali. Il ritorno è sempre una scommessa. Quando ritrovi la luce, è sempre irreale. Ambrosia delle 22. Poi di nuovo buio.
Dopo 12 ore accademiche, sono viva... sono sopravvissuta...
Purtroppo con le ore di filosofia, il cervello comincia a riprendere la sua funzione, si comincia a razionalizzare (ebbene sì... sigh!)...
Poi ci sarà una new entry, la figura del "professore importato", direttamente dal pavese. Lo seguirò attentamente, voglio riuscire a cogliere direttamente l'imbarazzo di quest'uomo, l'insicurezza e l'ostentazione intellettuale, l'esibizionismo accademico insomma...
Ah... e se trovate uno scheletro nel giardino o nel vostro armadio, ora potete rivolgervi a me per l'identificazione.
Sono riuscita a trovare il live dei Biglietto per l'inferno. Sto diventando una cacciatore musicale incompreso che va troppo per il sottile. Fantastico.
E come lo specchio mostra agli uomini
le immagini slegate dell'apparenza
le tue risa profumate
i tuoi gesti che ci ritmano il passo
ci mostreranno quanto sarebbe duro
percorrere una strada senza fine,
perché ti dovremmo ancora sopportare.
Non aspetteremo un'alba su misura
per abbattere le sbarre della tua prigione
e senza essere plasmati dalle tue lunghe mani,
gli sguardi che ti conoscono
che avresti dovuto accecare
piuttosto che ignorarli
si prenderanno il giusto
dove
vorranno
sia.
Mi sento un automa oggi: gesti calibrati, pensieri possenti, irrealizzazioni meccaniche, umore sul lastrico.
Haller proprone, Nielsen dispone.
Passatemi un pallone...
Ho notato che adesso usare l'ombrello "non fa più figo". Puoi avere tre cellulari che fanno il caffè, il pantalone col cavallo stile sotto-suola-scarpa (un cavallo che si accavalla quando si cammina, per intenderci), le mutande ascellari che spuntano fuori, le scarpe con le molle ammortizzatrici (sì mamma... in tivvù hanno detto che ogni passo è un microtrauma per l'apparato locomotore... ne ho bisogno...), il giubbottino con le scritte in evidenza per la serie "da grande voglio fare l'uomo sandwich"; ma l'ombrello no. Mica sono un ricchione, mica sono uno stressato, mica sono un incontinente, mica ho paura della pioggia, non sarà mica lo tsunami, non può piovere per sempre...
Ma io dico, come si fa ad odiare un ombrello? Un oggetto così semplice ed efficace, così storico e moderno alla stessa maniera.
Finiremo per diventare una massa di animaletti urbani fradici, che s'inzuppano d'acqua e diluiscono la personalità.