"Sometimes the light's all shinin' on me;
other times I can barely see.
Lately it occurs to me what a long, strange trip it's been."
G.D.
Non sono l'oscurita, nè il silenzio trafitto da migliaia di spine. Non so odiare ma solo volare in alto verso il sole. Non sono Maggie May o Charlotte Pringle, sono solo Lucy. E se dovessi parlare per riferire sensazioni non mie, preferirei premere un grilletto in gola. Non ho paura. Sei solo un filo d'erba avvizzito a causa dell'arsura e su cui dondola una lumaca morta.
E d'un tratto gli sguardi lucenti donano un caldo effluvio che vaga per gli antri della mente. Chi sono? Vivere, sognare, felicità e virtù. Via dalla comprensione, fuori dalle maschere, sorga la luce. Vieni sole, annega il cuore prismatico. Voglio sorseggiare un calice colmo di lucciole eterne, crepuscolo infinito. Vorrei scomparire nella fedele città azzurra, dipinta nel silenzio di un passato. Il cosmo è così piccolo, così maledettamente finito. Folle e delitti. Spaziare e ritornare in un guscio d'osso. Pagine striate, consunte, cariche di voci mute e stridenti. Far morire i sensi placidamente e languidamente, tra note cariche di tonalità ascendenti. Non posso scoppiare, infrangermi in mille pezzi. Giacere senza età, ricercare un misticismo. Ecco cosa sono le immagini più larghe della mente. Singhiozzare è sincopare, moltiplicare i tempi. Possibile perdersi nell'assurdo e nell'ineffabile? Ricoprire la vanità e la pensabilità.
- Karma si trasforma in vento -
Molto interessante il programmino del Pistoia Blues Festival, se non fosse che il mio portafogli chiede pietà... Sfoltendo la lista si nota con piacere Chuck Berry (arf arf, attacco di panico), B. B. King (in ginocchio ragazzi), Jerry Lee Lewis (ohibò), Eric Burdon (colonna sonora della giovinezza, mentre il mondo era Backstreet Boys), Country Joe Mc Donald (idolo di intere generazioni, ma mi sta sulle scatole) e udite udite... Jefferson Starship. Wait. Jefferson Starship... cosa? Starship... Non ho capito... Gli Starship... Ahhhh certo... JEFFERSON STARSHIP? Ma lo so che state pensando che rispetto a quei mostri poco prima elencati, sembrerebbero delle mezze calzette (e credo che ormai abbiano solo quelle), ma sono sempre i vecchi Jefferson.
Ci sono solo Kantner e Balin, due su sei. Festeggiare 40 anni di operato con un terzo. Magra consolazione. Ma mi farebbe commuovere comunque.
Il signor Sinclair & co. non si smentisce mai
Pioggia torrenziale, il concerto si sposta a teatro. Poltrone morbide e comodissime, palco ben visibile. Platea. Ma può esser gratis? Ma sì ma sì... Attendere attendere attendere attendere... Parte l'introduzione a cura dello scrittore Jonathan Coe. Due giornalisti ed un traduttore a fargli da spalla. Sembra una scena da teatrino, un siparietto che deve rientrare in un tempo poco esteso, un tappabuco pubblicitario per propinare l'ennesima fatica letteraria. Forse non sono neanche male i suoi libri. Cavolo c'è riuscito: s'è formato un substrato curioso. Ma non è di certo a causa della sua figura da turista spaesato, quanto per il contenuto libresco, affrescato con scene di un panorama poco noto. Guarda l'orologio, sì è tardi. Decide che è il momento di far entrare in scena i "ragazzi". Prende la rincorsa e via, scompare nel nulla. Entrano gli Hatfield. Dopo trent'anni di nuovo insieme e per la prima volta in Italia. Sembra strano averli qui. Dietro la mia poltrona si svolge una disputa vernacolare sui gruppi della scena pugliese degli anni passati. Lo sai che i Profani (??) adesso vendono le pentole al mercato? Bene, ora lo sai. E intanto la musica avanza in un climax strumentale mai visto. Non c'è un senso, non un ritmo preciso, tutto è sperimentazione. Perchè prendere la musica sul serio? Bisogna giocarci. La voce vellutata di Sinclair che si innesca su elucubrazioni esasperate, le parti di piano che si fondono con quelle di tastiera fino allo spasmo, la melodia scandita dai piatti, la chitarra ansimante. E' tutto pazzia, le menti volteggiano al suono del sassofono o del flauto, sembra non si debba mai finire, come se fosse un jam session improvvisata lì. Capacità mostruose di dosare le varie parti, gli assoli, i vocalizzi col delay. I testi non hanno senso. Il senso lo trovi solo se non parti con la voglia di comprendere. E intanto le note di basso diventano i battiti del cuore che scandiscono i vari momenti del delirio. E dal rock ti ritrovi tra note jazz, ritmi latini, ma anche armonie classicheggianti. Roba mai vista, difficile da dimenticare.
Il Rotter's Club funziona ancora.