Con l'autunno ricominciano anche le astruse commistioni di parole.
Dovrei dilettarmi in qualche raccontino.
Il soggetto potrebbe essere quello di due tangheri ai quali i Carabinieri fanno le linguacce. Chissà.
Il mondo è una grande torta.
Oggi vorrei portare all'attenzione uno dei tanti pensieri che fanno capolino nella testa. Con alcuni ne avrò già parlato in passato, ma sembra che il fenomeno dilaghi a vista d'occhio. Al giorno d'oggi la popolarità è gran cosa, quindi per averla, si è disposti a riesumare antiche glorie del passato, anzi, il proprio cognome. Parliamo dei "figli d'arte", che imbraccano le loro mediocri capacità acquisite (ovviamente) beccando qua e là sugli insegnamenti del papà, spiandolo, aggrappandosi alla sua immagine, reinterpretandola a loro modo. Figli senza arte nè parte direi. Karl Kraus diceva: "I figli degli uomini famosi non ereditano mai il talento del padre, ma solo il naso!". Difficile trovare un figlio d'arte che pubblichi col nome d'arte, ma non è detto, la cosa può diventare alquanto ingarbugliata, con attacchi di crisi d'identità veri e propri. Semplicemente troviamo varie categorie:
- restando in Italia, i casi più lampanti sono i vari Celentano (c'hai provato va'...), Morandi (il teatro è una buona alternativa per dimenticare, bravo), Facchinetti (direi il più scandaloso), Villa (la prezzemolina), Albano (figlie e figlio, quest'ultimo con qualche originalità sonora). Ma soprattutto Modugno. Il mio caro compaesano ha sfornato due figli che sono due prodotti discografici all'opposto: uno (Massimo) che bazzicava qua e là nei vari contenitori italo-domenicali senza pretese; l'altro (Marcello) che decide di chiamarsi Mercuzio per "fuggire da un nome ingombrante e carico di responsabilità". E che te combina? Robetta grossolana R&B, in bilico tra la canzonetta italiana, fuggi fuggi di elettronica e chitarrette. Paternalista e maestrino. Titoli alla Bugo-way tipo "Mucca assassina".
- espatriando vorrei accennare al caso Lennon: due figli un perchè. Julian ha sfornato album dall'84, è stato un flop. Ma non è tutta roba da buttare secondo me, anzi. Valotte per esempio è un album abbastanza creativo. Arriviamo a Sean: credo sia un mediocre musicista. Molti lo definiscono di più larghe vedute, rispetto al fratello, ma in sostanza c'è poca da dire. Fare la spalla di mammà è sempre un'arte.
Sempre in tema Beatles: il caso Starkey. Come fregare la gente se è il papi ad avere un nome d'arte. Si lascia il proprio cognome (tanto nessuno conosce Richard Starkey no?) e si parte. Ma gurda... si finisce suonando in un famoso complesso british che idolatra papà & co. L'unica cosa che rimane da fare è fregargli il look.
James Garfunkel, Harper Simon (che intrallazza con la Ono band) solo una risata.
Nancy Sinatra: niente da dire. Un cognome può fare la carriera, ma c'è di peggio. Se la cava molto.
Jacob Dylan: roots rock niente male, ma manca qualcosa.
Infine da nominare le "figliate" Marley e Zappa, Natalie Curtis, Donovan jr, Nona Gaye, Shana Morrison, Leah Wood, Otis Redding III.
Oggi angolino anni 80 dedicato a chi pensa che quegli anni, musicalmente parlando, abbiano sfornato solo merda. E un pensierino speciale va ad una persona speciale. Ciambella.
Hey you - Rock Steady Crew

Vai con la break...
Mi manca molto Tom Verlaine. Sapete com'è... dopo due ore di faccia a faccia, ti ci affezioni subito ad una persona che non sa neanche della tua esistenza. Ma lui è lì, insieme al diavolo e alla venere.
<<A dire la verità, non ho mai fatto nulla per far succedere quello che è successo. E' accaduto da sè. Io sono qui perchè è accaduto, ma non ho mai fatto nulla per farlo succedere, se non dire "sì".>>
Ringo
Each day just goes so fast, I turn around, it's past, you don't get time to hand a sign on me. Love me while you can, before I'm dead old man. A life-time is so short, a new one can't be bought, but what you've got means such a lot to me.

Ma che fine hanno fatto gli Zimbra, sciagure a parte? Erano simpatici, uffa.
(Non vi affannate a cercarli su motori di ricerca vari, è roba locale fino al midollo, creata dal cataplasma da dove sono venuta fuori anch'io).
Sarà il tempo orribile, sarà la tristezza malinconica, saranno vari ricordi, sarà che canto in francese maccheronico non capendoci nulla... E vien da ridere sentendo che vengono chiamati i Genesis francesi. Gli ANGE sono molto di più. Pazzi, lugubri, un raffinato noir musicale, gridato, che fa apparire dal nulla visioni apocalittiche. Ma anche freschezza melodica, articolata con versi e toni di voce da poeta decadente. Christian Decamps non è solo un cantante, ma uno dei pochi interpreti che riescono a trasformare la melodia in un vero e proprio teatro, colmo di tanti arlecchini, una sorta di Rocky horror progressive show. Alla fine rimane solo da chiedersi se davvero il sole non sia troppo verde.stian Decamps
Per l'angolino prenotturno Eskimoidiota:
"Tanto va la gatta al lardo che ci scappa un panino".
Nessun sorrisino circostanziale o di commiserazione please.
E' strabiliante come la musica possa diventare sublimazione dello sperimentalismo. Capita poche volte di essere rapiti dall'astrusità musicale. Dopo l'album "Cantare la voce" di Stratos, credo che "Materiale per tre esecutori e nastro magnetico" dei Dedalus sia qualcosa di complesso e significativo. E non si tratta di architettura sonora di stampo estremistico, ma solo di alchimia. Qualcuno è riuscito a varcare la soglia tra rumore, sonorità e soffici parole. Duro e scabroso. Da tenere per sè, senza consigliare a nessuno.
Aggiungo che è l'unico sottofono con cui riesco a studiare. Ma questo immagino non interessi anima viva.

Pensandoci è preoccupante non riuscire a comunicare con coetanei. Forse è colpa della mia placida asocialità per inerzia. Succede di rado di poter intendermi con persone, anzi succede dopo anni di collaudate prove comunicative. Solo che ci vuole molto tempo e operare su più fronti è impossibile. Risultato? Non per etichettare...
1 - Amico coetaneo di vecchissima data (almeno 18 anni di conoscenza)
Se apro la bocca non sa ancora cosa dirò, ma è d'accordo sulla maggior parte dei punti di una discussione e se rido durante un discorso non crede subito che sia ipocrisia o sarcasmo, ma solo prurito alla gola. Esperienze in comune, momenti significanti in comune, varie conoscenze in comune, perfettamente integrati nell'ambito familiare di entrambi. Solo una persona riesce ad occupare il punto n. 1 ed è l'unica che mi offre automaticamente tè e prende per sè il succo d'ananas.
2 - Amico-conoscenza coetaneo di media data
I peggiori in assoluto. Passano 5 o 6 anni della loro esistenza a scrivere cazzate sul diario di scuola, poi se preferisci prendere una strada diversa dalla loro, ti accusano di tradimento. Sono un bucaniere, ma sulla gogna non ci finisco, tsè!
3 - Amico coetaneo di media data stile farfalla
In comune solo esperienze scolastiche e qualche sprazzo estivo. Amici e conoscenze in comune rasenti i minimi storici. Sa che ci sei, so che c'è, ma il tutto finisce in una bolla d'acqua e ti rimane nell'orecchio solo il ronzio di un insetto.
4 - Amico coetaneo di data recente (minimo 2 anni)
Sarà l'età più "matura" in cui si è formato il legame, sarà l'appigliarsi in un contesto scolastico dove la rugosità paesana era impensabile ed il "papi" imperava... Ma i ricordi di queste conoscenze lasciano in bocca il burroso gusto del cioccolato, la simpatia di uno starnuto ed un pizzico di peperoncino, nonchè una gara di corse nel bagno scolatico. Inoltre aggiungono al carnet di amicizie anche bestiole e bestioni canini.
5 - Amico coetaneo ritrovato
Pensi di averlo perso dopo le elementari, e invece è lì che ti segue a distanza con esperienze diverse, per poi ritrovartelo in un treno a parlare dei cazzi suoi senza patina, come se lo conoscessi da una vita. Le poche cose che sanno di entrambi, sono quelle dell'infanzia e dell'università. Ma l'amico ritrovato non ha mai scordato il tuo compleanno.
6 - Amico coetaneo accademico
Sarà l'effetto "questo passa il convento", ma non ha problemi a parlare della sua famiglia, del/la suo/a ragazzo/a, forse ti guarda come uno psicologo che alla fine si imbottirà di tutte le sue esperienze senza poter interagire per intero con la sua vita. E l'importante è questo. La vita accademica non è quella del mondo, c'è poco tempo per sedersi su di una panchina e chiacchierare. Lo si può fare solo camminando, mentre si va a prendere un libro, un misero pranzo oppure durante le lezioni, traducendo gli appunti in greco oppure bisbigliando del più e del meno. Ma non mancano i momenti di tavola rotonda. C'è tempo, c'è tempo.
7 - Amico coetaneo delle varie ed eventuali
Includo tutti quelli che almeno una volta mi hanno aiutato, con una parola, un sorriso, una porta sbattuta in faccia; i semicoetanei vari, che meriterebbero di essere coetanei perchè hanno una marcia in più, ma che per qualche mese rimangono più grandi o più piccoli; i vari gropponi di amici di amici coetanei; quelli del cyber spazio internettiamo che hanno condiviso un uscita, un album di canzoni talle, un disegno, un saluto o nulla.
La vita è strana quando porti sempre la stessa giacca.
E come sempre si annaspa in un bric-à-brac esistenziale...