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Blogger: Eskimogirl
Il cosmo che è dentro di me, complessi morali anarchici, un occhio aperto per il passato ed uno chiuso per il presente, filosofia psichedelica, esistenzialismo spicciolo, cromatismo sonoro e mentale, risposte nelle domande, edonismo stilistico, profezie e viaggi metafisici, frasi e azioni inconcepibili, sogni iperuranici, utopie immateriali. Ma solo io possiedo la chiave di questa selvaggia parata.

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mercoledì, febbraio 27, 2008

Nel mito non c'è osservazione nè analisi.

La gente sente, ma non ascolta.

Ogni cosa ha la sua ragione d'essere.

La ragione investe i fenomeni e le cose.

E tanti bei fiori su quel soffitto azzurro. 

Avevo uno splendido giradischi rotto che parlava e sorrideva ad altre tremila cose rotte, mai contate, mai numerate, mai viste. E giravo per le stanze sorridendo, spalancando le finestre. Ma il giradischi era rotto.

Avevo uno strano libro verde mai finito che ronzava e bisbigliava, c'ero io ed altre tremila persone, mai sentite, mai percepite. E restavo tra le porte annuendo, battendo un piede.

Be bop.

La maggior parte degli uomini non si rende conto della vera ragione, si crea una propria saggezza e agisce perciò contro di sè.

Ero lì ancora in quell'angolo, un tè, una tovaglietta...

Tu ragazzo del bar, trova il resto nella tazza.

Quel resto che fuori non si vede e non si muove, quel buio che associa l'insano vivere inconsapevole al retorico vivere consapevole.

Sono un bravo artista fastidioso, so creare un'immagine imperfetta dettata dai sensi.

Sono un cattivo poeta sadico, so creare un'immagine perfetta dettata dalla ragione.

E poi la strada, i treni e le auto, i rumori ed i fari, il freddo ed una giacca, le donne che scappano, le edicole ed i santi, la polizia... tutto finisce nelle acque.

Le parole scritte sono come parassiti che si intrufolano nel mio corpo, ma sono io a soggiogarle.

Le persone...

Squilla il telefono, suonano alla porta, bussano alla finestra...

Le persone...

Tacciono sulle coperte.

postato da: Eskimogirl alle ore 22:25 | link | commenti (13)
categorie: fasti concettosi, esplorazioni, oracolo nonsense
martedì, febbraio 26, 2008

Non ho mai visto il diavolo.

Forse l'ho soltanto costruito.

Bachi da setola

 

 

 

 

 

 

 

 

Un pugno sulla mandibola.

"...veli di pietà ricadono su chi non ha la forza di lottare ancora..."

Hey tu assurdo insegnante di una cognizione sprovvista di ogni univocità tu che scaglioni la nebbia alle due di notte mentre gli orologi bruciano ai polsi e tu cerchi di masticare qualcosa in silenzio non tanto per il gusto di farlo quanto per un'equa necessità. Dove sono le arance? Dov'è la neve?

Quel viaggio socchiuso tra una condoglianza mistica e senza fiato ed una defezione naturale.

Ho subaffittato i suggerimenti.

Net.

venerdì, febbraio 15, 2008

Verbo

Era trascorso parecchio tempo ormai. Anni irrispettosi forse. Ma cosa importava. Tutto navigava come al solito in quella patina opalescente e reverenziale, dove si perde ogni forma e si cerca una definizione insindacabile, un colore. Avevo ancora quel cappotto, quel dannatissimo cappotto cucito su misura, fatto di insoddisfazione personale, noia, finta inadeguatezza. Inglobava me e anche il resto, copriva il mio corpo e lo stritolava, strozzava ansante ogni ricordo, in quella finta e muta autorevolezza che mi dilaniava e sosteneva allo stesso tempo.

Era tutto così poco chiaro in quella grande città. Aria pesante, gialla e greve, che appannava la vista e sforbiciava le reazioni. La folla per strada, i risolini sprezzanti, i visi timorosi ed intorpiditi. I soliti luoghi sospesi tra ciò che si perde e ciò che si può facilmente ritrovare.

Immobile sotto quell'orribile insegna sibilante, attendendo che il sole calasse, che coprisse quel ghigno impavido, che fagocitasse tutto indistintamente.

La donnina scarmigliata che vende fiori all'angolo della strada. Pregare che scenda ancora una densa caligine. L'uomo generico al semaforo che distribuisce il Vangelo dei Gedeoni. Annusare un neutro privilegio. 

Già buio, nessuna ombra sui muri.

Una chiazza avanza, solenne, obliqua. Una voce, occhi stretti, un saluto. Nessuno stupore mentre premevo quel collo morbido e sottile con le mie mani, che scivolavano e si torcevano, affondavano come un tarlo. Ero un semplice conciatore velleitario che rifulgeva nel profanare un eccesso.

Un'assassina.

I vapori non mugolano. Il profumo di marzapane ha il colore del sangue.

Sfangarsi velocemente.

"Tenga" dice l'uomo del semaforo. Raccolgo quel volume e torno sui miei passi.

Scale scale lucide scale piani piani piani porte porte piani scale buio luce scale.

Quel grigio terrazzo.

Ho aperto quel libro, (in)spirato e ho gridato "Io ti assolvo".

In camera charitatis.

Росси́я

 

postato da: Eskimogirl alle ore 22:33 | link | commenti (19)
categorie: fasti concettosi, short stories
venerdì, febbraio 08, 2008

Violino scaramazzo.

Ho una saturazione sbalestrata.

Il jockey mi taccia di insubordinazione. Ma che posso farci io? La colpa è dei cliché e di un credo crepato in anticamera.

Il mezzanino non ha più le tende. Al rogo i declamatori!

Sindrome dodecafonica, mi sento un aruspice.

Per il resto...

ascolta, Sherele.

Mentre qualcuno continua a ripetere "pashalsta".

Buon per lui.

Klezmer a Petrof

                            Zarskoje Selo - 2006

mercoledì, febbraio 06, 2008

L'inchino ha le paturnie e vuole il chinino.

яблочный пирог.
доброе утро.

Pascali

I nuovi mirtilli, le vecchie mele, quel nuovo dio... sepolti in una teca di sabbia, ammassati ed intoccabili. Solo note soffocate, mani spente & senza colore che si muovono lievi in una danza di cartone.

Le vecchie scale ora sono un piano, una sella troppo larga e delittuosa.

Fotofobia, giallo, blu, mutatis mutandis, catturacaucciù, lava lavabile nel lavacro.

Ho un nappo vuoto e soffro di panteismo.

Verso rovello. Verso un rovello.