Si sale al sacrario, sempre più su, sopra un tappeto di neve che ci fascia le gambe. Ci sono tante scale sotto i nostri piedi, ma non le vediamo, tutto è ricoperto dal bianco dei bianchi. Ogni tanto scivoliamo sui bordi nascosti dei gradini, affondiamo, ci rialziamo senza rabbia nè stupore e guardiamo in alto i pennoni spogli al centro e quelli con la bandiera austriaca e quella italiana di lato. In cima il fiato lo diamo al vento secco. Solo neve, neve, gli obici dalla gittata di otto chilometri, anche quelli nella neve. Ci sediamo controvento su di un muretto. Guarda, di là c'è lo Spinoncia, di là il Cengio, di là Col della Berretta... Io e te amico, nessun'altra vita su in cima Grappa, solo tante grandi morti accatastate a piramide dietro le nostre spalle.
Tiriamo fuori un thermos dallo zaino, cioccolata calda.
E quasi ci vergogniamo di quelle tazze e delle nostre acerbe solitudini interiori mentre comincia a fioccare piano.
